No alla censura

Democrazia è libertà di espressione

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L’informazione è pericolosa, i cittadini terroristi!

Pubblicato da MrKid su Ottobre 23, 2007

Basta, oggi proprio mi sto innervosendo, e sfortunatamente ho poco tempo a disposizione, altrimenti questo sarebbe un blog aggiornato 10 volte al giorno… sono tantissime le informazioni e sono tantissime le stupidaggini che il nostro stato sta per fare…

Di quest’articolo vi riporto solo il link, ma vi consiglio di leggerl, poichè è molto breve!

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L’idea di Franco Frattini, vicepresidente della Commissione Europea, è presentare al Parlamento Europeo una proposta per la “tracciabilità dei siti Internet dove si insegna a fabbricare una bomba o si lanciano messaggi più o meno cifrati di incitamento ad atti terroristici”.

…ha spiegato che intende muoversi affinché chi pubblichi quel genere di siti web possa essere perseguito a livello penale.

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Ora, una volta riportate queste cosette, vorrei dire qualcosa…

ma Frattini lo sa che censurare quei siti cifrati, non significa censurare sii che parlano in chiaro di quell’argomento?

Glielo vorreste cortesemente spiegare, che se qualcuno ha intenzione di far circolare un’informazione non è detto che debba chiamarla per il proprio nome, ma basterebbe dare un nome in codice?

Glielo spiegate che chi è interessato alla vera costruzione di queste cose, conosce benissimo il gergo?

Glielo spiegate che quando si scrive tutto in chiaro, viene fatto solo per informazione? non penso proprio che quando in un’università spiegano come si costruisce una bomba per fare terrorismo… è informazione e cultura!

Cosa ne pensate? fateci sapere la vostra!

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Frattini: altrimenti com farebbero in Cina a bloccare i siti internet?

Pubblicato da MrKid su Ottobre 23, 2007

Siamo ormai in tema e sfogliando punto informatico ho trovato un articolo scritto nel mese di luglio 2007…

leggete cosa dice Frattini :

“Altrimenti come farebbero in Cina a bloccare i siti internet? Non ci sono ostacoli tecnologici, solo legali”.

Io sinceramente non ho parole… ora leggetevi l’articolo riportato come sempre da punto informatico, ormai nostra fonte … d’altronde lo merita poichè sempre aggiornatissimo.

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Roma – Un pacchetto di misure per combattere il terrorismo in tutte le sue forme, comprese quelle che si annidano sul web: è quanto promette entro l’autunno Franco Frattini, commissario europeo con delega per la Giustizia. Al centro del provvedimento ci saranno i siti che contengono materiale pericoloso, ma anche il ruolo che dovranno ricoprire i provider, la creazione di un database sui viaggi aerei nella UE e i finanziamenti delle scuole religiose.

“Semplicemente non dovrebbe essere possibile permettere alle persone di insegnare in rete come costruire una bombaha detto il commissario, parlando del provvedimento: “Tutto questo non ha niente a che vedere con la libertà di espressione“. Per questo, a suo dire, è necessario definire reato penale la creazione di risorse internet contenenti informazioni potenzialmente utilizzabili dai terroristi, poiché “troppo spesso scopriamo siti che contengono tutte le istruzioni per la creazione di una bomba”.

In effetti basta poco per scovare in un motore di ricerca decine di siti che illustrino nei dettagli i componenti e le tecniche di realizzazione di ordigni casalinghi. Ma se per oscurare le pagine ospitate su server europei possono bastare le leggi degli stati membri, il problema rimarrebbe per tutte le risorse che risiedono altrove.

La UE tuttavia nega che sarebbe impossibile impedire a queste ultime di proliferare e creare problemi: basterebbe coinvolgere i provider nella faccenda, perché “serve sempre un provider locale per avere accesso ad internet”. Gli ISP come spiega un portavoce dovrebbero quindi collaborare all’oscuramento dei siti, proprio come accade in altri paesi che scelgono di “censurare” le risorse dei navigatori. “Altrimenti come farebbero in Cina a bloccare i siti internet? Non ci sono ostacoli tecnologici, solo legali”.

Idea che non è piaciuta a ISPA, l’associazione dei provider britannici, che si è già detta pronta ad opporsi a qualsiasi tentativo di rendere responsabili gli ISP del contenuto criminale disponibile in rete. Secondo un portavoce dell’organizzazione, i provider “non sono editori, non hanno alcun controllo sul materiale posto sui loro server da terzi”.

Ma i provvedimenti in cantiere non si limiteranno a tentare di porre un freno alle attività dei terroristi in rete: anche i viaggi aerei saranno monitorati con maggiore attenzione. Con la creazione di un database dei passeggeri, sulla scia di quello creato negli USA dopo l’11 settembre e di recente esteso anche ai voli verso gli Stati Uniti provenienti dal Vecchio Continente.

Nome e cognome di tutti coloro che voleranno nella UE, assieme ad altri dettagli come il numero di carta di credito, saranno messi a disposizione delle forze dell’ordine in tutta Europa per almeno 15 anni. Una idea che non convince proprio tutti, senza contare i dubbi che molti sollevano sul fronte della privacy.

Infine, Frattini ha confermato che la commissione avrebbe inviato agli stati membri un questionario, per chiedere “come lavorano sull’educazione religiosa“. Lo stesso commissario la definisce una questione “delicata”, ma fondamentale per “prevenire il radicalismo” e agevolare semmai un “Islam Europeo”.

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Nessuno di voi mi sa dire qualche altro articolo da rendere visibile qui?

Forza ragazzi fatevi avanti!

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Frattini riparte…

Pubblicato da MrKid su Ottobre 23, 2007

Ormai sta diventando impossibile, ci fanno spaventare per far valere le loro ragioni!

Non cedete, non cedete assolutamente, è tutto un modo per farvi credere che si stiano muovendo per il nostro bene; fondamentalmente si stanno muovendo per loro, perchè non vogliono che noi li vincoliamo, non vogliono che li mettiamo in difficoltà, perchè come saprete, la rete è libera, e può far circolare informazione; l’informazione spaventa, spaventa il fatto che possano essere smascherati, e che la libertà d’informazione possa danneggiarli! se fanno schifezze non vogliono che venga saputo; l’ignoranza fa forte questi tipi di governi, quindi meglio mantenere tutti ignoranti così è possibile fare i fatti propri!

Noi ci ribelliamo, noi vogliamo sapere, noi vogliamo vedere con i nostri occhi e con gli occhi di chi non è corrotto!

Ora vi riporto un articolo scritto da punto informatico.

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Bruxelles – Economie integrate, frontiere aperte, Internet: è così che il terrorismo diventa globale. Franco Frattini, Commissario europeo responsabile per Giustizia, libertà e sicurezza, torna alla carica in un discorso segnalato da The Register, tenuto all’evento annuale della Security and Defence Agenda: il terrorismo e il crimine sono da combattere con strategie europee e globali, che si sappiano declinare anche online.

Il quadro tracciato da Frattini è quello di una società dominata dal rischio: solo con un atteggiamento cooperativo che sappia bilanciare il rispetto dei diritti del cittadino e il pugno duro nei confronti delle minacce, è possibile contrastare i pericoli che giungono – Frattini non si smentisce – anche dalla Rete.

“Internet supporta non solo gli affari e i cittadini, ma anche i terroristi e il crimine organizzato. Furti di identità, propaganda e abusi sui minori sono tutti aiutati da internet”, spiega il commissario. E se i terroristi cavalcano l’onda delle nuove tecnologie, “Noi dobbiamo essere un passo avanti. Dobbiamo essere più innovativi dei terroristi”.

Via libera, quindi, al pacchetto di proposte annunciato nel corso dell’estate, che sarà presentato ufficialmente a brevissimo.

Frattini torna a scagliarsi contro le istruzioni per l’uso delle bombe: non sono bastati gli interventi di ALCEI, né il rimprovero di Google, non è bastato il tagliente script di frattinizzazione, né il parere di Fiorello Cortiana, a quanto pare il Commissario pensa ancora che certi siti debbano essere vietati tout-court.

È in preventivo il “Piano di azione per aumentare la sicurezza degli esplosivi” che, oltre a comprendere cinquanta misure che andranno ad agire sui materiali per la costruzione degli ordigni, “terranno conto anche della realtà del mondo tecnologico di oggi”, facendo assurgere a reato la diffusione di informazioni riguardo all’assemblaggio di bombe, compresa la diffusione a mezzo siti web. Resta quindi il deterrente al quale Frattini aveva già accennato, ma nel discorso non si fa alcun riferimento alla questione della censura selettiva.

Non è tutto: il monitoraggio non sarà rivolto ai soli cittadini della Rete. Frattini torna a parlare dei discussi database da condividere su scala globale per fronteggiare le minacce che pendono sulla sicurezza globale, e fa accenno al trattato di Prum, che mira alla costituzione di archivi statali, condivisibili e confrontabili, che raccolgano e consentano di incrociare dati di ogni tipo, dalle targhe automobilistiche alle impronte digitali, profili genetici compresi.

È inoltre in preventivo un sistema analogo ai Passenger Name Record statunitensi per il tracciamento e il monitoraggio dei viaggiatori che valicano le frontiere: un sistema riguardo al quale l’Europa si era prima dimostrata contraria, per poi raggiungere un accordo, rendendosi disponibile a cedere alle autorità USA i dati dei suoi passeggeri, da utilizzare esclusivamente nel contesto di indagini anti-terrorismo.

Nessuna abdicazione ai diritti inalienabili dei cittadini, anzi. Semplicemente, spiega Frattini, è una questione di priorità: “Il diritto alla sicurezza è la condizione necessaria a godere di tutti gli altri diritti fondamentali”.————————————————————————————————————————–

Commentate pure… suggeritemi gli articoli… aiutiamoci a chiedere la nostra libertà!

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Cassandra Crossing/Piccole Censure Crescono

Pubblicato da MrKid su Ottobre 23, 2007

Quante se ne sentono al giorno d’oggi… tutte sulla censura, non passa giorno senza una nuova da parte del nostro governo!

Mi spiace ma penso che la nostra libertà sia in pericolo, e non capisco perchè nessuno se ne accorge!

Nel frattempo vi riporto per intero un interessante articolo scritto su punto informatico … leggete e piangete!

Dopo aver letto commentate e fateci sapere cosa ne pensate, vogliamo sentire la vostra voce.

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Roma – Chi è abituato a distillare le cose importanti nell’eccesso di notizie che i media tradizionali e la Rete stessa ci offrono ogni giorno, avrà probabilmente notato tre fatti che riguardano direttamente la libertà di informazione in Rete, e che hanno conseguenze dirette anche su altri diritti civili come la libertà di espressione.

Si tratta di leggi approvate dal parlamento nel 1998, nel 2003 e nel 2006 relative, almeno nel titolo, alla sacrosanta lotta alla pedofilia.

Peccato anche che le uniche misure attive previste dalle leggi suddette siano dirette a limitare la circolazione di immagini pedopornografiche in Rete, tramite la censura preventiva di contenuti estremi reperibili anche fuori dal territorio nazionale.

Peccato che l’unico modo impiegato per realizzare questa già discutibile misura sia attribuire allo Stato il ruolo di paterno ed illuminato censore della Rete, in grado di evitare agli ignari navigatori di captare “per caso” in un sito di contenuti deleteri per la loro psiche.

Peccato che per realizzare questo sia necessario scardinare completamente l’infrastruttura di Internet in Italia, con un’operazione di portata tale da non avere uguali nei paesi democratici, e paragonabile forse solo a quello che avviene in Cina.

Peccato che tutto quello che viene realizzato a prezzo di arrecare questi enormi danni a tutti sia aggirabile da chiunque abbia un minimo di competenze tecniche in materia di Rete, o da chiunque ricerchi istruzioni passo-passo che possano stare in un paio di pagine stampate, e che si trovano istantaneamente tramite una ricerca in Rete. Da pochi cittadini purtroppo, ma certamente da tutti i criminali.

Ma allora “cui prodest?”, avrebbero detto i latini. A chi giova ingabbiare e smontare Internet in Italia?

La risposta è semplice: giova non ai bambini, gli apparenti destinatari delle leggi che dichiarano di volerli tutelare, che sono abitualmente vittime di ben altri soggetti che non agiscono in Rete ma nel modo reale, ma giova solo a chi desidera limitare gli spazi di libertà civile ed i diritti individuali.

Non giova certo ai cittadini di una democrazia, che in quanto titolari di diritti costituzionali inalienabili e tutelati, almeno in parte, da principi basilari della legislazione penale, non vengono certo “difesi” dalla censura o dall’invenzione di nuove fattispecie di reati, siano essi “anticipatori” o “virtuali”.

Nemmeno l’istituto della censura, di cui ancora oggi il nostro paese “beneficia” grazie al suo tradizionale paternalismo nei confronti del cittadino, lascia indenni i diritti civili.

Non ci si riferisce ovviamente alla censura che riguarda ciò che i minori possono vedere o fare; ci si riferisce piuttosto a quella che pretende di decidere cosa può vedere o fare un cittadino adulto che esercita il suo diritto di libera scelta. Si tratta di due istituti completamente diversi; se il primo può vantare almeno in teoria fini educativi, il secondo, la Censura con la “C” maiuscola, può vantare illustri antenati solo nella storia delle repressioni e delle dittature.

“Ma dove sta la novità in questa antologia di fatti ormai noti?”. Orbene, alla metà di settembre, in attuazione appunto della legge 38/2006, il Ministero dell’Interno ha diramato una circolare attuativa a tutti gli Internet Service Provider italiani per formalizzare le procedure amministrative di comunicazione e censura previste dalla legge suddetta.

A questa circolare, obbligo di legge per il Ministero, ma dovuta ad una legge perversa, le organizzazioni degli ISP hanno reagito con comunicazioni ai loro iscritti sostanzialmente tranquillizzanti. Tranquillizzanti forse per gli ISP, che ci rimettono solo dei soldi, non certo per i cittadini della Rete.

Si tratta dell’istituzione del CNCPO “Centro Nazionale per il Contrasto della Pedopornografia sulla rete internet” (ma l’acronimo non torna nemmeno stiracchiandolo), che diventa in effetti il signore e padrone della Rete in Italia, ed il censore assoluto degli adulti per quanto attiene i contenuti della Rete stessa, sia italiani che esteri.

Già qualcuno commenta “Ma qualsiasi sacrificio deve essere fatto per mettere al sicuro i bambini dai pedofili!”. Io ho una nipotina di 6 anni per cui stravedo. Non credo proprio che queste leggi le renderanno la vita più sicura. Ma sono certo che per il suo bene non vorrei mai vederla crescere in un mondo plasmato da questi “sacrifici”.

Per concludere, un altro importante passo è stato compiuto per la realizzazione del Grande Fratello italiano; il nostro grande amico infatti, nel romanzo di Orwell, oltre che spiare tutto e tutti censurava integralmente le informazioni pubblicate od archiviate, e tramite la censura poteva condizionare la mente delle persone e riscrivere la storia passata.

Chissà cosa aveva in mente Orwell quando scriveva queste cose?
Chissà che cosa temeva esattamente?

Di certo si sarebbe spaventato se vedesse cosa oggi si sta realizzando.
E sarebbe spaventato a morte se vedesse con quale indifferenza la maggioranza dei cittadini ed anche del popolo (bue) della Rete accolgono questi avvenimenti.
Non posseggo la preveggenza di Orwell, però sono spaventato anche io. E voi no?
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Commentate commentate commentate…

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Italia: si sta partendo con una censura di massa! Fermiamoli

Pubblicato da MrKid su Ottobre 13, 2007

Prelevo interamente da punto informatico il seguente articolo qui riportato:

“Roma – Chi avesse fin qui sperato in un tardivo ripensamento, non gradirà: l’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, AAMS, ha allargato a dismisura nel corso degli ultimi mesi la lista dei siti messi al bando, i siti Internet, cioè, che gli utenti italiani non possono visitare. L’operazione di sequestro del traffico procede col vento in poppa: se in origine riguardava circa 500 siti ora ne coinvolge più di 2mila.

AAMS, che si muove con delega dell’ultima Finanziaria, non si limita più ad oscurare l’accesso ai siti Internet dei casinò online e dei bookmaker, ora si è passati a prendere di mira anche i siti di videogiochi se questi videogame, come il poker online giocato con soldi finti (che vengono definite poker room), possono rappresentare un accesso a giochi d’azzardo veri e propri.

In particolare, se lo scorso dicembre Punto Informatico registrava l’oscuramento di 600 siti, mentre scriviamo la lista ha ora raggiunto la vetta record di 1.241 siti web.
L’operazione di sequestro del traffico, già duramente stigmatizzata dagli esperti di ISOC Italia, non viene definita censura ma, anzi, viene considerata dalla Finanziaria, e di conseguenza anche da AAMS, come una forma di tutela degli utenti italiani. I siti messi al bando, infatti, non hanno stipulato accordi specifici né hanno licenza di operare in Italia e, dunque, non solo non garantirebbero entrate ai Monopoli ma anche non offrirebbero garanzie minime per chi volesse utilizzarne i giochi a pagamento.

Il fatto che su quei siti siano presenti informazioni, dati, opportunità che non prevedono il pagamento o la partecipazione a giochi d’azzardo, come dimostrano gli eventi di questi giorni, non ha alcuna importanza: nell’ottica con cui si procede all’oscuramento è sufficiente che un sito sia gestito da una entità che non ha sottoscritto contratti con i Monopoli italiani perché entri nella lista dei siti inibiti, come la definisce la stessa AAMS sul proprio sito. Passa in secondo piano anche l’eventuale desiderio di un utente italiano di conoscere e informarsi sui meccanismi dei siti d’azzardo internazionali.

C’è da chiedersi se una strategia di questo tipo funzioni. Se, cioè, i Monopoli e di conseguenza l’Erario italiano incassino di più grazie al blocco dei siti esteri. Vista l’applicazione di una sorta di web hijacking istituzionale, all’estero impiegato per i soli siti pedopornografici, è lecito aspettarsi che vi sia almeno una forte contropartita. Ma se è difficile fare i conti, è invece facile vedere come siti del gambling internazionale tra i più conosciuti e apprezzati in tutto il mondo, come quello di William Hill, già bloccato a febbraio 2006, dopo più di un anno e mezzo continuino a risultare inaccessibili dall’Italia:

Censura all'italiana

E se è difficile credere che siano pericolosi i siti degli storici bookmaker britannici, il sequestro del traffico continua a convincere a metà anche sul piano tecnico. Per accedere a molti siti è infatti sufficiente smanettare con il browser, per altri è necessario ricorrere ai molti, forse infiniti modi che consentono di mascherare la propria provenienza “italiana”. In tutti i casi, una volta su quei siti, è possibile visionarli, capire come funzionano, quali regolamenti applichino, alle leggi di quali paesi facciano riferimento e persino lasciarvi il proprio stipendio.”

Ragazzi cosa dire, l’Italia sta diventando pericolosa, ora non possiamo nemmeno più scrivere.
Stiamo attenti, questo è solo l’inizio, tra un pò bloccheranno tutti coloro che gli staranno scomodi.

Forza commentate e segnalateci i vari articoli sparsi per la rete, raccogliamo materiale, cominciamo a pensare ad una petizione, facciamo vedere che noi ci siamo, e siamo contro.

…non viene definita censura ma, anzi, viene considerata dalla Finanziaria, e di conseguenza anche da AAMS, come una forma di tutela degli utenti italiani! … a voi sembra possibile? a me proprio no!

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